La ricostruzione e il boom (1946-1963)

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Gli eventi bellici avevano provocato danni di diversa entità agli impianti e alle reti telefoniche del Paese. Nelle regioni centro-settentrionali, dove operavano le tre società facenti capo al Gruppo Stet, l’entità delle distruzioni risultò per la Stipel pari al 5%, per la Telve pari al 10% e per la Timo pari al 35% rispetto alla consistenza degli impianti all’inizio della guerra. Il numero di abbonati era sceso complessivamente da 346.733 nel 1942 a 269.772 nel 1945. Nella zona Teti (comprendente Lazio, Toscana, Liguria e Sardegna) gli abbonati si erano ridotti da 208.455 nel 1942 a 163.388 nel 1944. Più disastrata fu la situazione nell’Italia meridionale, dove la Set già denunciava, all’inizio della guerra, la più bassa densità telefonica tra le cinque concessionarie: 0,5 abbonamenti ogni 100 abitanti. Alla fine del 1943, a seguito dei bombardamenti alleati e delle distruzioni operate dai tedeschi in ritirata, gli abbonati si erano ridotti da 70.000 del 1940 a 25.000. La totale distruzione della centrale della Borsa, a Napoli, che collegava 20.000 numeri, fu il danno più grave verificatosi in Italia in campo telefonico.

Documenti

  • Cifre record nello sviluppo dell'utenza: gli abbonati alla fine del 1962

    La crescita degli abbonamenti durante il boom economico è alla base dell’articolo pubblicato sul  «Notiziario Teti. Rassegna mensile», anno V, n. 1, gennaio 1963

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