L’era del cellulare

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La prima rete mondiale con tecnologia cellulare fu realizzata nel 1979 in Giappone. In quei primi anni si calcolava che entro la fine del millennio nel mondo ci sarebbero stati due milioni di utenti. Fu solo una delle tante previsioni totalmente sbagliate. Già nel 1988, infatti, si erano superati nel mondo i 10 milioni di telefoni cellulari. Qualche anno dopo, nel 1995, l’Eurispes fece sua la previsione secondo cui nel 2000 in Italia si sarebbero contati più di 8 milioni e mezzo di apparecchi di telefonia mobile. Alla fine del millennio, invece, di telefonini in Italia se ne contavano già circa 30 milioni. Intanto nel luglio dell’anno prima era avvenuto lo storico sorpasso sulla telefonia fissa. Nel 2003 le sim card in circolazione erano circa 57 milioni, praticamente una per ogni abitante.
Alla fine del primo decennio del nuovo millennio in Italia si contavano circa 150 sottoscrittori di una linea mobile ogni 100 abitanti.
Negli anni della sua prima apparizione l’iniziale successo fu spesso interpretato, sulla base di stereotipi e luoghi comuni, come fenomeno di moda per arricchiti. E' oggi evidente, invece, che il cellulare è uno dei beni tecnologici più “democratici”, se non il più democratico, presente in tutte le fasce di età e accessibile a tutti i ceti sociali, compresi quelli meno abbienti e gli immigrati.  Ha dato risposta a desideri profondi, forse anche primordiali, fra i più largamente condivisi: la possibilità della comunicazione interpersonale a distanza, in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo, per placare ansie, mantenere amicizie e affetti, non essere esclusi da reti sociali e di lavoro. Niente, dunque, di più lontano dall’originaria immagine del gadget di giovani rampanti.
Anche rispetto ai cellulari di ultima generazione, gli smartphone, possono essere ricordate alcune previsioni degli anni ’90, tanto dotte quanto poco azzeccate, intorno ai temi della convergenza. Attualmente non è infatti né il pc né la tv interattiva, i due mezzi visti allora in concorrenza, ma il cellulare ad avere conquistato la funzione di “terminale unico”. Comunicazione interpersonale e di massa, suoni e testi, immagini fisse e in movimento, navigazione in Internet, partecipazione ai social network e tutto ciò che ha a che fare con la comunicazione (canali, prodotti, codici) sembra poter trovare in uno smartphone la sua possibilità di trasmissione, produzione e archiviazione. Ma lo smartphone è anche altro: è una vetrina, un punto vendita nonché uno strumento di consumo per una nuova merce, le application, più note come “app”, prodotte da un’industria in rapida crescita.

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