La sede CSELT di Via Reiss Romoli 274 a Torino

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Il progetto della nuova sede fu affidato all'architetto Nino Rosani (Torino, 1909-2000), già noto per aver progettato nel 1953, insieme al famoso Studio di Giò Ponti, il Palazzo Lancia di Torino. Edificata su un terreno di 17mila mq, la sede CSELT copriva allora 2000 mq e si articolava in due corpi di fabbrica. Il primo, più grande e a forma di "elle", si sviluppava su tre piani e un seminterrato e ospitava tutte varie le attività del Centro: uffici per la ricerca e laboratori per la sperimentazione, un salone per conferenze, la biblioteca, la sala lettura e riunioni, l'officina meccanica; il secondo, più piccolo e collegato al primo da una passerella, era destinato invece alla sala mensa e ai servizi di cucina. Nella parte posteriore del complesso si alzava la torre che, per via della sua altezza (75 metri) diventò presto tra i simboli dello skyline della città.L'inaugurazione del nuovo complesso avvenne il 25 aprile 1967, nel giorno del sesto anniversario dalla scomparsa di Guglielmo Reiss Romoli, direttore generale STET. A lui la Città di Torino intitolò contestualmente la via su cui si affacciava l'ingresso principale del Centro.L'edificio nasceva nel contesto ancora di campagna della periferia nord-ovest di Torino su una parte del podere dell'antica cascina Comotto. La scelta non era affatto casuale: obiettivo del progetto era infatti sia quello di creare l'ambiente migliore per favorire al massimo l'attività dei ricercatori, secondo modelli che evocavano un po' i campus delle università americane, sia quello di poter condurre la ricerca scientifica lontano dall'inquinamento delle alte frequenze.L'organizzazione interna degli spazi fu progettata in stretta relazione al contenuto delle attività che si sarebbero svolte, con una visione percepita allora fortemente innovativa come si legge nell'house organ di SIP (Selezionando SIP, n. 4, 1968): «Laboratori ed uffici sono collocati l'uno di fronte all'altro, in lunghi corridoi, secondo una concezione rivoluzionaria, o per lo meno avanzata: negli istituti di ricerca tradizionali, in genere, i laboratori costituiscono un blocco, gli uffici un altro blocco a parte. Qui si è voluto stabilire un contatto stretto, anche materialmente, fra personale di ricerca e laboratorio. Si favoriscono al massimo, così, quei contatti umani, quell'interscambio d'idee e d'esperienze che sono alla base di una attività produttiva nel campo della ricerca scientifica».L'attività del centro era organizzata in 8 sezioni operative all'interno delle quali numerosi erano i laboratori: 1. Commutazione, 2. Trasmissione, 3. Trasmissione dati, 4. Elaboratore elettronico, 5. Componenti, 6. Elettroacustica, 7. Informazione, 8. Servizi generali con annesso Centro di Documentazione. Il Centro disponeva inoltre anche di un vero e proprio auditorium con 150 posti, attrezzato per la proiezione di film e diapositive e per la traduzione simultanea in tre lingue. Alla sommità della torre, invece, era attivo il "laboratorio misure" di circa 60 mq per condurre esperimenti su antenne.

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