In trincea e nelle retrovie

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Durante la grande guerra i telefonisti si trovavano sovente in prima linea con il compito di intercettare le comunicazioni del nemico, oppure venivano collocati in luoghi più protetti se dovevano occuparsi delle comunicazioni interne. Con questi compiti delicati finivano per distinguersi dal resto dell’esercito.
Di essi e delle azioni in cui si trovarono coinvolti ci restano oggi dei vivi ritratti nelle migliori pagine della letteratura sulla prima guerra mondiale. Fra gli autori dei romanzi di guerra più noti si possono ricordare Giovanni Comisso, Riccardo Bacchelli ed Emilio Lussu. Più difficile, vista la scarsa penetrazione del mezzo, è invece ritenere che i soldati al fronte facessero un grande uso del telefono per mettersi in contatto con i propri cari.
Tuttavia nell’immaginario collettivo il telefono iniziava a occupare un posto importante come testimoniano le cartoline postali di quegli anni, il cui uso era allora di massa e nelle quali il telefono veniva molto spesso rappresentato.

Documenti

  • Il telefono in trincea

    In occasione del Cinquantenario della vittoria di Vittorio Veneto, il dirigente Mario Nordio ricorda sulla stampa aziendale, come testimone diretto degli eventi, il ruolo del servizio intercettazioni telefoniche di “prima linea” dell’esercito italiano nel corso della prima guerra mondiale. Tratto da «Selezionando Sip», n. 6, 1968.

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