Da Gabriele D’Annunzio, Maia, in Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi, Milano, Fratelli Treves, 1903

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 Le meraviglie della nuova invenzione

 In un passo di Maia, laude la cui stesura è ultimata il 18 aprile 1903, Gabriele D’Annunzio, rivolgendosi ad Ermes, l’alato dio greco della comunicazione, celebra le meraviglie della telefonia: la voce sonora che percorre gli spazi, attraversa  gli abissi, congiunge popoli lontani. L’immagine mitologica evocata dal poeta è anche presente nell’iconografia del tempo a proposito delle telecomunicazioni.

Odimi, precipite Nunzio
alto Messaggero celeste.
L’aere notturno e diurno palpita di umani messaggi.
Commessa al silenzio dell’Etra
la parola attinge i confini
remoti. Serpeggia silente
pei baratri equorei, sotto
i nettuni pascoli; emerge
lungi perfetta nei segni,
narra gli eventi, conduce
le imprese, congiunge le stirpi,
infèrvora i forti alla gara.
La voce, la voce sonora,
formata dal labbro spirante,
in cavo artificio s’ingolfa,
di sillaba in sillaba vibra
tacitamente lontana,
ravvivasi come in profonda
bùccina e favellare
l’ascolta l’orecchio inclinato.

L'autore 

Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863. Nel 1879 pubblica, a spese del padre, il primo libro di poesie. Dal 1881 vive per un decennio a Roma, dove sposa la duchessa Maria Hardouin (1883), pubblica il suo primo romanzo, Il piacere (1889), frequenta l’ambiente mondano e letterario, in un avvicendarsi di avventure e amori come sarà per il resto della sua vita. Vive in seguito a Napoli, in Abruzzo e, dall’inizio del Novecento nella villa della Cappuccina, presso Firenze. Nel 1903 scrive l’ Alcione, la sua più importante opera poetica; sotto l’impulso della diva Eleonora Duse, con cui ha una lunga relazione, è autore di varie tragedie per il teatro: La figlia di Iorio (1903), La fiaccola sotto il moggio (1905), La nave (1908). Fortemente attratto dalla modernità dei nuovi mezzi di comunicare (sono sue le didascalie del primo film colossal italiano, Cabiria, e a lui si deve l’invenzione dell’intitolazione del primo grande magazzino italiano, «La Rinascente»), partecipa attivamente anche alla vita politica animando nel maggio 1915 la campagna interventista. Nel 1919 guida la marcia su Fiume, diventata modello per il fascismo. Durante il ventennio si ritira nella villa di Gardone Riviera, da lui ribattezzata Vittoriale, dove muore nel 1938.

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