Da Quinto Navarra, Memorie del cameriere di Mussolini, Milano, Longanesi, 1946

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 I telefoni del duce
 
Le Memorie di Quinto Navarra, cameriere personale di Benito Mussolini, non sono un romanzo, anche se beneficiarono nella versione definitiva, del contributo di Indro Montanelli. Nel brano che segue il cameriere descrive la scrivania di Mussolini, nella sala del Mappamondo, a Palazzo Venezia, dove campeggiano a disposizione del duce ben tre telefoni, di cui uno, con numero segreto, per essere utilizzato come linea diretta strettamente personale per le telefonate in uscita.

Sul tavolo di Mussolini, a parte tutto il materiale dimostrativo o simbolico che gli veniva portato giorno per giorno e che, come ho riferito, mi occupavo di far scomparire, c'erano ben pochi oggetti: un calamaio di bronzo con due leoni ai fianchi, un orologio-barometro tindi, un vasetto di porcellana a fiori nel quale teneva le matite, un tagliacarte d'argento, un asciugacarte e un abat-jour di seta gialla. Le carte e le cartelle che venivano scomposte durante il lavoro quotidiano, era Mussolini stesso che si preoccupava di rimetterle in ordine, alla sera, prima di lasciare il palazzo. Sul tavolo, era una piccola miniatura di Rosa Maltoni Mussolini, madre del duce.
Dopo l'ingresso della signorina Petacci nella sua vita, Mussolini posò sul tavolo un ninnolo che raffigurava una casetta e un cuore, su cui era scritto: "Una capanna e il tuo cuore".
Oltre a questi oggetti, c'erano tre telefoni: uno era in comunicazione con il centralino della presidenza, uno era l'apparecchio interurbano e il terzo un apparecchio urbano. Il numero di questo apparecchio urbano ero io il solo a conoscerlo in tutta Italia: non lo conobbero né la signorina Petacci, né Mussolini stesso. Quando l'apparecchio urbano squillava, il duce non rispondeva mai personalmente; se io ero nella stanza faceva rispondere me, in quanto non poteva che trattarsi di qualche sbaglio.
Un solo sbaglio avvenne.
Un giorno, il telefono squillò. Mussolini prese l'apparecchio e lo portò all'orecchio. "Cosa?" esclamò il duce irritato, e mi passò subito il recevitore. Era un tizio che chiedeva di essere svegliato la mattina dopo alle cinque.

L'autore 

Quinto Navarra diventa cameriere personale di Benito Mussolini, subito nel novembre del 1922, dopo aver lavorato per parecchi anni al ministero degli Esteri. Per ventitre anni presta servizio a Roma, nell’anticamera del duce a Palazzo Venezia, poi, nel periodo della Repubblica Sociale, a Gargnano, sulle rive del lago di Garda. Nel 1946 compaiono le  sue Memorie del cameriere di Mussolini, edite da Leo Longanesi e probabilmente redatte con il decisivo contributo della penna di Indro Montanelli. Muore nel 1954.

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