Da Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, Torino, Einaudi, 1963

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 Un bene di lusso
Nelle prime pagine di Lessico famigliare, romanzo autobiografico ambientato nella Torino degli anni Trenta, Natalia Ginzburg ci ricorda come possedere un apparecchio telefonico domestico fosse all’epoca ancora un lusso che si poteva permettere solo una ristretta minoranza di italiani, un simbolo di modernità per alcuni privilegiati.

Tra gli amici più intimi del miei genitori, c’erano i Lopez, e cioè la Frances e suo marito, e i Terni. Il marito della Frances si chiamava Amedeo, ma era soprannominato Lopez, ancora dal tempo che era, insieme a mio padre, studente. Il soprannome che aveva mio padre da studente, era Pom, che voleva dire pomodoro, per via dei suoi capelli rossi; ma mio padre, se lo chiamavano Pom, s’arrabbiava moltissimo, e permetteva soltanto a mia madre di chiamarlo così.
Tuttavia i Lopez dicevano, parlando fra loro della nostra famiglia, “i Pom” allo stesso modo come noi dicevamo, di loro, “i Lopez”. La ragione di questo soprannome che aveva Amedeo, nessuno ha mai saputo spiegarmela, e s’era persa, credo, nella notte dei tempi. Amedeo era grasso, con ciocche di capelli fini e candidi come la seta; parlava con l’erre, come sua moglie e come i loro tre figli maschi, nostri amici. I Lopez erano molto più eleganti, più raffinati e più moderni di noi: avevano una casa più bella, avevano l’ascensore, e il telefono, che in quegli anni non aveva ancora nessuno.

L'autore 

Natalia Levi-Ginzburg nasce a Palermo nel 1916 da una famiglia ebrea di origini triestine e trapiantata a Torino, dove il nucleo familiare fa ritorno quando lei ha tre anni. Esordisce come scrittrice a 18 anni; alcuni suoi racconti sono pubblicati sul giornale fiorentino «Solaria». Nella cerchia di famiglia, di tradizioni socialiste, conosce Leone Ginzburg, un giovane intellettuale originario di Odessa, che sposa nel 1938. Con il marito affronta le leggi razziali e l’esperienza del confino e, dopo il martirio di Leone nelle carceri naziste di Roma (febbraio 1944), diventa militante comunista. Dal dopoguerra lavora per Einaudi, la casa editrice che ha pubblicato, nel 1942 (con uno pseudonimo) La strada che va in città. Nel 1950 si risposa l’anglista Gabriele Baldini. Dopo qualche anno di soggiorno a Londra, torna stabilmente a Roma e al lavoro editoriale. La notorietà come scrittrice arriva nel 1963 con il romanzo Lessico famigliare, ricostruzione affettuosa della sua vita torinese fra le due guerre, con il quale vince il Premio Strega. La predilezione per le storie familiari si ritrova anche in opere successive come Caro Michele (1973) e La città e la casa (1984). Nel 1983 è eletta deputata come indipendente nelle liste del Pci. Muore a Roma nel 1991.

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