Da Giuseppe Berto, Il male oscuro, Milano, Rizzoli, 1964

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 Le telefonate internazionali
 
Dopo essersi sottoposto a una terapia psicanalitica per liberarsi di un’antica nevrosi, Giuseppe Berto scrive Il male oscuro, in cui riporta i suoi pensieri in un fluire caotico. Particolarmente conflittuale è il suo rapporto con le donne: nel brano che segue la difficile relazione con la moglie è esemplificata da una telefonata tra i due, da Parigi a Roma. La telefonata internazionale, per i suoi costi, non si fa a cuor leggero. I vari tentativi dell’ansioso protagonista sono anche una spia della sua nevrosi.

[…] so benissimo che quelli che ascoltano mica ci credono e  da parte loro inoltre ne sparano di altrettanto grosse alle quali il mio signore non crede, finché paradossalmente e cioè senza alcuna ragione plausibile succede che qualcuna di queste balle viene bevuta da una parte o dall’altra e allora si combina un film in coproduzione, questo è dunque l’instabile mondo dove mi guadagno il pane e a dire il vero da quando sono a Parigi anche le ostriche e la sera perfino lo champagne, e intanto sono già passati quattro giorni dalla partenza e finora non ho telefonato a casa per scrupolo di economia ancorché sia chiaro che la telefonata va nel conto di chi mi ha portato qui, comunque dopo quattro giorni un nuovo padre ha pur diritto di telefonare e infatti telefono e mi risponde la domestica con le vene malate e dice la Signora è fuori e io ci resto male si capisce, come mi dico sono sicuro che se l’avessi lasciata in clinica ci sarebbe rimasta anche due mesi filati e invece ora manco faccio a tempo a girare l’angolo di casa che subito taglia la corda pure lei, e mia figlia Augusta nelle mani di chi mai l’avrà lasciata, ma guarda un po’ che razza di moglie sono andato a prendermi, insomma mi vengono un sacco di pensieri rabbiosi che mi tengono compagnia fino alle cinque del pomeriggio quando decido di telefonare un’altra volta tanto non è che pago io, è sempre quella dalle vene varicose con un’aria imperturbata come se telefonassi dal pizzicagnolo sotto casa mi risponde la signora è fuori, allora perdo la pazienza e mi metto a gridare dove fuori per la madonna è la seconda volta che chiamo da Parigi e voglio parlare subito con mia moglie, a questo punto quella si sveglia con l’intelligenza e mi dice che la signora è fuori perché è tornata in clinica con la bambina e la febbre, e io grido ma si può sapere chi ha la febbre la bambina o la signora e quella forse perché s’e presa paura risponde che non sa e non c’è verso di cavarle altro di bocca perché è stupida, e del resto se non fosse stupida non starebbe certo a casa nostra visto che la paghiamo poco e con ritardo normalmente, e io ora sono più agitato di prima e mi dico ma si chi se ne frega del conto voglio telefonare subito in clinica, e in realtà telefono si sentono un paio di centralini che dicono Parigi in linea Roma in linea qui Parigi e qui Roma, e alla fine sento la voce di mia moglie gongolante si capisce perché la chiamano da Parigi e mi dice di non preoccuparmi perché non ha niente eccetto un poco di mastite già quasi passata, tuttavia credo che abbia sbagliato a interpretare il mio stato d’animo non mi preoccupo affatto per lei bensì per la spesa, e le dico se è matta a tornare in clinica con quel che costa e lei subito risponde sei un mostro ti meriteresti come minimo le coma non hai pensiero per me che ho la febbre alta e neanche per tua figlia povera disgraziata con un padre simile, e mi spiega che lei è tornata in clinica per risparmiare dato che se fosse rimasta a casa avrebbe dovuto pagare un medico per la penicillina ogni quattro ore e un’infermiera per l’assistenza e una nurse patentata per la bambina perché certo lei in mano ad una donna di servizio semideficiente sua figlia non la lascia […]

L'autore 

Giuseppe Berto nasce a Momigliano Veneto, in provincia di Treviso, nel 1914. Frequenta il liceo a Treviso e, al termine degli studi, si arruola nell’esercito, partecipando a campagne militari in Africa. Ritornato in Italia, si laurea in Lettere a Padova. Allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruola nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, andando a combattere nuovamente in Africa. Catturato dagli Alleati, è internato in un campo di prigionia in Texas. Nel 1946 pubblica il suo primo romanzo, Il cielo rosso, destinato a diventare un successo internazionale. Negli anni Cinquanta, anche a seguito di una serie di insuccessi, è afflitto da nevrosi da angoscia, malattia che lo perseguiterà per un decennio. Dalle sedute analitiche di cura, nasce Il male oscuro (1964), romanzo autobiografico diventato caso letterario perché, in precedenza rifiutato da più di un editore, si aggiudica i premi Viareggio e Campiello. I suoi romanzi ispirano trasposizioni cinematografiche ed egli stesso affianca all’attività di scrittore quella di sceneggiatore. Muore a Roma nel 1978.

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