Da Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita, Milano, Garzanti, 1955 e Una vita violenta, Milano, Garzanti, 1959

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 I ragazzi di borgata
 
I protagonisti di  Ragazzi di vita (1955)  e  Una vita violenta (1959), i primi romanzi di Pier Paolo Pasolini, vivono alla giornata nella periferia degradata di Roma. Il linguaggio è uno specchio la marginalità delle loro esistenze. Tuttavia quando parlano al telefono, che è sempre il telefono pubblico di una tabaccheria o di un bar, tentano di usare toni diversi, quasi che il mezzo inducesse a cercare modalità espressive meno volgarmente connotate.

- Dàje, v’aspetto, - disse il Riccetto. Gli altri due si scambiarono un’occhiata. - Aòh, - fece dopo un po’esitando Alvaro, con l’ossame sgretolato di soddisfazione sotto la cotica, - a Riccè, che te sentiressi in caso de fatte na pelle, a Ostia?
- Il Riccetto fu subito all’altezza della situazione: - Come no, - fece, - si rimediate ‘a mecca! -‘A rimediamo, ‘a rimediamo, - fece Rocco. - Alora fra na mezzoretta nisemo qqua. - fece Alvaro. Se ne andarono dentro il cortile delle Case Nòve, ma invece di andare su casa, o andare a rimediare il mezzo sacco per il biglietto e la cabina, svoltarono per l’ingresso più piccolo a destra che dava in via Ozanam, e entrarono nella tabaccheria, dove c’era il telefono. Si portarono presso l’apparecchio con aria ufficiale: Alvaro fece il numero, e Rocco, cacciate le quindici lire, seguì la telefonata, pieno di partecipazione.
- Pronto, - fece Alvaro, - che pe gentilezza me chiama Nadia? Si, Nadia, è n’amico suo -. Quello che aveva ricevuto la telefonata andò a chiamare Nadia e, nel frattempo, Alvaro diede un’occhiata a Rocco, appoggiandosi con una spalla, concentrato, alla parete scrostata.
- Pronto, - fece poi, da persona compita, - che sei te Nadia? Senti un po’... Ce sarebbe un affaretto... Che c’hai tempo oggi?... de venì a Ostia... a Ostia, si.. Che?... si, aòh, che, so’ un chiacchierone io?... Ma è ssicuro, e ssicuro! ... C’aspetti ar Marechiaro, ha’ ccapito, ar Marechiaro... Li indovve ce sta ‘a pista, li davanti... Si, si, come ‘artra vorta... A ‘e tre tre e un quarto... Va bbè... te saluto, aaaa cosa! - Agganciò l’apparecchio, e seguito da Rocco, rossiccio di soddisfazione, usci dal tabaccaro
[…]
Andò alla cassa e chiese con aria di confidenza un gettone; col gettone tra le dita, fece due chiacchiere col proprietario, ch’era un vecchio comunista, uno di Sacrofano, ch’era stato pure al gabbio ai tempi di Mussolini, poi lento lento si diresse al telefono, fece il numero, e rivolto verso la parete imbiancata di fresco, stette ad aspettare. Aspettò un bel pezzetto, perché aveva telefonato alla famiglia che abitava di sotto, e Irene doveva essere chiamata da una finestrella all’altra, doveva mettersi addosso qualcosa e venir giù per le scale. Quando tutta abboccata disse: “Bronto!”, Tommaso si voltò verso l’interno del bare, si appoggiò con una spalla al muro, incrociò le gambe, e fece: “A Ire, so’ Tommaso!” Poi sorridendo rossiccio come se Irene fosse li, entrò subito nel discorso, ch’era il discorso del giorno:
“‘O vedi che tempo che fa?” fece.
Pure Irene dall’altra parte, si vede, disse la sua sul tempo, comunicando qualche novità di qualche fulmine. “Ammazza!” fece Tommaso, da gran signore, e poi:
“Hai visto che disdetta? Proprio oggi che te volevo portà dentro Roma guarda che succede!” Adesso era amaro, sinceramente contrariato: e come, si vede, dall’altra parte Irene tentò qualche parola, minimizzando il fatto del tempo, Tommaso ribattè, subito punto sul vivo: “Nun vedi che diluvio che fa? And’ annamo co’ st’acqua, a Irene?”, e subito, di scatto: “Ma che spiove, ma che spiove! Ma qui piove pe’ tre giorni de fila, piove!”
Stette un po’ a sentire, poi quasi cantando con voce bassa: “Nun ce l’ho l’ombrello, a Irene, lo sai che me manca!” Irene forse dovette dire: “Allora te lo farò quando che sarà er tuo compleanno”,: e infatti Tommaso rispose, appoggiando con uno scatto il gomito al muro: “Be’, grazie der complimento!” Poi si vede che Irene a proposito di compleanni e di regali raccontò una cosa, di una persona, e Tommaso si mise ad ascoltare, diventando con la faccia sempre più rossa e il sorriso più fino, facendo “Mh” “Eh” “Se, se!” “Chi, quella persona?” Alla fine rise affabile e pastoso.
Parlava a voce sempre più bassa, ch’era quasi un soffio, con la bocca che diceva una cosa, e gli occhi che giravano intorno, arzilli, per conto loro. Alla fine, tornando sul discorso della puntata, concluse: “Be’, resto al bar coll’amici. Me faccio ‘na partitina e poi me ne vado a letto!” E aggiunse subito svelto, a voce quasi alta, ridistaccando il gomito dal muro e reggendo l’apparecchio come fosse una di quelle trombe che suonano i paggi nei castelli: “Domani sì! Domani si e bel tempo vengo!” Infine si rannicchiò, chinandosi sull’apparecchio tenuto basso basso, in campana per i saluti. “Allora ciao, ciao Ire, siamo intesi, se vedemo domani!” E con un ultimo soffio, soddisfatto e ormai rosso come un peperone rifece: “Ciao! e riagganciò l’apparecchio.

L'autore 

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922. Durante l’infanzia cambia più volte residenza, in Veneto e in Emilia, a causa del lavoro del padre, ufficiale dell’esercito. E’ però il Friuli e in particolare Casarsa (in provincia di Pordenone), dove trascorre le vacanze e si rifugia durante la guerra, il luogo della sua formazione, ispiratore dei primi racconti e delle poesie in dialetto. Laureatosi a Bologna nel 1945, comincia l’attività di insegnante nella scuola media, ma nel 1949 deve trasferirsi a Roma, con la madre, dopo aver subito un processo per corruzione di minori e atti osceni (a causa del quale è anche espulso dal Pci, partito a cui aveva aderito nel 1947). Il mondo delle borgate e del sottoproletariato romano ispira i primi romanzi Ragazzi di vita del 1955 e Una vita violenta del 1959. Le ceneri di Gramsci (1957), La religione del mio tempo (1961) e Poesia in forma di rosa (1964) sono tra le sue più celebri raccolte poetiche. Negli anni Sessanta si dedica con successo anche al cinema: come regista dirige una ventina di opere, da Accattone (1961), il suo film d’esordio, a Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), molte quali delle  suscitano dibattiti, polemiche, interventi della censura.  Intensa è anche la sua attività di editorialista. Muore assassinato all’idroscalo di Ostia nel 1975.

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