Da Elsa Morante, La Storia, Torino, Einaudi, 1974

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 L’unica chiamata
 
Sopravvissuta non senza traumi alla tragedia della guerra, Ida, la protagonista del romanzo La storia, di Elsa Morante, torna per necessità a fare la maestra. A casa restano il figlioletto Useppe, la cagna Bella, sua unica, fidata compagnia, e Lena-Lena (Maddalena), la giovane nipote della portinaia, incaricata di badare al bambino. Perennemente in ansia, anche a causa del male oscuro che mina la salute di Useppe, Ida prende una decisione insolita, viste le sue condizioni economiche: fa installare un apparecchio telefonico domestico, per tentare di mantenere in qualche modo il controllo della situazione anche quando è assente. Quel telefono è destinato a ricevere sempre una sola e identica chiamata, la sua: pensato per soccorrere dall’isolamento, rimarca al tempo stesso l’isolamento della povera famigliola.

“Pronto! Chi parla? Qua parla Useppe. Chi parla?”
“Sì, sono io! Qua C'è mamma, che parla, sì. Che mi vuoi dire, Useppe?”
“Pronto! Chi parla? Qui parla Useppe! Chi parla? Pronto!”
“Scusa scusa segnora” (è intervenuta la voce di Lena-Lena) “m'ha fatto chiamare il numero, e adesso non è buono a dire niente!!”
Si sente la risata malrepressa di Lena-Lena, accompagnata da un giulivo abbaiamento di Bella. Poi, dopo un brevissimo borbottio di discussioni di là dal filo, in fretta il microfono viene rimesso a posto.
Sul finire dell'inverno, a casa di Ida era stato impiantato il telefono, e questa era la prima chiamata che essa ne riceveva (aveva confidato il numero telefonico della sua scuola alla portinaia, e a Lena-Lena, raccomandando, però, di chiamare solo per comunicazioni urgenti...). Useppe, specie sul principio, non resisteva alla tentazione di quell'oggetto parlante appeso al muro, anche se poi, nel trattarlo, era maldestro come un selvaggio. Al suo squillo quotidiano (Ida telefonava ogni giorno alle dieci e mezza, durante l'intervallo della lezione) si precipitava, seguìto in corsa da Bella; ma invero, ai saluti di Ida, non sapeva rispondere, al solito, che: “Pronto! Chi parla? Qua parla Useppe. Chi parla?...” ecc. ecc. L'unica che chiamasse quel numero era Ida, e Useppe, da parte sua, non aveva nessun altro da chiamare a Roma. Una volta, lui fece a caso un numero, di due cifre sole, e gli rispose l'Ora Esatta. Era la voce di una signora, e lui seguitava a insistere: “Pronto chi parla?” mentre quella, intignata, si accaniva a ripetergli: “Ore undici e quarantuno!” Un'altra volta, ci fu una chiamata fuori orario, la mattina presto, ma era un tale che aveva sbagliato: e costui, dall'altra parte del filo, dopo avere lui sbagliato, se la prese, chi sa perchè, contro Useppe! Finchè, col passare dei giorni, Useppe non s'interessò più a quell'oggetto sgraziato e inconcludente. Alla solita chiamata quotidiana, Ida si sentiva rispondere da una vocina, timida, impaziente e quasi svogliata che diceva “sììì...” (“Hai mangiato?” “tì...sììì” “Stai bene?” “Sìì...”) per poi rapidamente concludere: “addio! addio!”

L'autore 

 
Elsa Morante nasce a Roma nel 1912. Inizia giovanissima a scrivere favole per bambini, poesie e racconti brevi, pubblicati a partire dal 1933 su varie riviste. Nel 1936 conosce Alberto Moravia, che sposa nel 1941. Rifugiatasi a Fondi, un paesino in provincia di Latina, quando Roma è occupata dai nazisti, inizia in questo periodo anche l’attività di traduttrice. Nel 1948 vince il Premio Viareggio con il suo primo romanzo, Menzogna e sortilegio. Con il successivo, L’isola di Arturo (1957) conquista la critica e il pubblico. Con La Storia, romanzo ambientato a Roma durante e dopo la seconda guerra mondiale (1941-1947) e pubblicato nel 1974 direttamente in edizione economica, conosce  uno straordinario successo editoriale. Aracoeli (1982) è il suo ultimo romanzo. Muore a Roma nel 1985, dopo aver trascorso in malattia gli ultimi anni di vita.

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