Da Italo Svevo, La coscienza di Zeno, Bologna, Cappelli, 1923

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 Lucinico non risponde
 
A Lucinico (ora in provincia di Gorizia) Italo Svevo possedeva una casa di campagna. A Lucinico dov’è ambientata una parte del romanzo La coscienza di Zeno, lo sorprese lo scoppio della prima guerra mondiale. Nel romanzo il protagonista racconta di essersi allontanato dal paesino raggiungendo a piedi la vicina  Gorizia, inconsapevole di ciò che sta per accadere: lo scoppio della guerra  fra Italia e Austria non è per lui che un’ipotesi remota. Solo l’impossibilità di comunicare telefonicamente con la moglie in villa lo riporta alla drammatica realtà: il suo paese e i suoi cari si trovano sulla linea del fuoco.

A forza di sentirmelo dire, io mi rassegnai e m'avviai verso Gorizia pensando di prendere il treno del mezzodì per recarmi a Trieste. Ero agitato, ma devo dire che mi sentivo molto bene. Avevo fumato poco e non mangiato affatto. Mi sentivo di una leggerezza che da lungo tempo rn'era mancata. Non mi dispiaceva affatto di dover ancora camminare. Mi dolevano un poco le gambe, ma mi pareva che avrei potuto reggere fino a Gorizia, tanto era libero e profondo il mio respiro. Scaldatemi le gambe con un buon passo, II camminare infatti non mi pesò. E nel benessere, battendomi il tempo, allegro perchè insolitamente celere, ritornai al mio ottimismo. Minacciavano di quà, minacciavano di là, ma alla guerra non sarebbero giunti. Ed e cosi che, quando giunsi a Gorizia, esitai se non avessi dovuto stabilire una stanza all'albergo nella quale passare la notte e ritornare il giorno appresso a Lucinico per presentare le mie rimostranze al capovilla. Corsi intanto all'ufficio postale per telefonare ad Augusta. Ma dalla mia villa non si rispose. L'impiegato, un omino dalla barbetta rada che pareva nella sua piccolezza c rigidezza qualche cosa di ridicolo e d'ostinato - la sola cosa che di lui ricordi - sentendomi bestemmiare furibondo al telefono muto, mi si avvicinò e mi disse: - E già la quarta volta oggi che Lucinico non risponde.Quando mi rivolsi a lui, nel suo occhio brillò una grande lieta malizia (sbagliavo! anche quella ricordo ancora!) e quel suo occhio brillante cercò il mio per vedere se proprio ero tanto sorpreso e arrabbiato. Ci vollero on dieci buoni minuti perche comprendessi. Allora non ci furono dubbii per inc. Lucinico si trovava o fra pochi istanti Si troverebbe sulla linea del fuoco.  Quando intesi perfettamente quell'occhiata eloquente ero avviato al caffe per prendere in aspettativa della colazione la tazza di caffe che m'era dovuta dalla mattina. Deviai, subito e andai alla stazione. Volevo trovarmi più vicino ai miei e - seguendo lc indicazioni del mio amico caporale - mi recavo a Trieste.Fu durante quel mio breve viaggio che la guerra scoppiò.

L'autore 

Italo Svevo (pseudonimo assunto in omaggio alle due culture della sua formazione) nasce a Trieste nel 1861. Figlio di un agiato commerciante di origine tedesca, Ettore Schmitz, trova lavoro non ancora ventenne, a seguito del fallimento dell’impresa paterna, presso la filiale triestina della banca Union di Vienna e vi svolge per diciotto anni il lavoro di corrispondente in francese e tedesco. Contemporaneamente collabora con il periodico irredentista «L’indipendente» e si dedica alla narrativa, pubblicando i primi romanzi, Una vita (1892) e Senilità (1894). Diventato imprenditore, viene riconquistato alla passione letteraria dall’amicizia con James Joyce, conosciuto a Trieste come insegnante privato di inglese. Nel primo dopoguerra, influenzato dalle letture di psicanalisi, scrive La coscienza di Zeno, pubblicato a suo spese nel 1923 e clamorosamente scoperto all’estero grazie a Joyce. Solo due anni prima della morte, avvenuta nel 1928 in seguito a un incidente d’auto, Svevo acquisisce notorietà e fama anche in Italia.

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