Da Umberto Eco, Sette anni di desiderio. Cronache 1977 – 1983, Milano, Bompiani, 1983

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 Nella neo-televisione
 
Nel libro Sette anni di desiderio, Umberto Eco dedica un capitolo a quella che lui stesso definisce “neo televisione”. I paragrafi riportati di seguito si riferiscono nello specifico all’innovativo uso del telefono nelle trasmissioni televisive, dai telegiornali, ai talk show, alle aste pubbliche che cominciano a far la loro comparsa nelle prime tv private.

La Paleo TV faceva vedere dei personaggi di commedia che parlavano al telefono, e cioè informava su fatti veri o presunti che accadevano fuori dalla televisione.

 

La Neo TV usa il telefono per dire: “io sono qui, collegata al mio in­terno col mio proprio cervello e all’esterno con voi che mi vedete in questo momento”. Il giornalista del telegiornale usa il telefono per parlare con la regia: basterebbe un interfonico, ma si udirebbe la voce della regia, che invece deve rimanere misteriosa, la televi­sione parla con la propria segreta intimità. Ma quel che il telecro­nista ode è vero, è decisivo. Dice: “aspettate, il filmato verrà”, e giustifica lunghi secondi di attesa perché il filmato deve venire dal posto giusto, nel momento giusto.

 

Il telefono di Portobello. II telefono di Portobello, e di trasmis­sioni analoghe, mette in contatto il gran cuore della televisione col gran cuore del pubblico. E’ il segno trionfante dell’accesso di­retto, è ombelicale e magico. Voi siete noi, voi potete entrare a far parte dello spettacolo. Il mondo di cui la TV vi parla è il rapporto tra noi e voi. Il resto è silenzio.

 

Il telefono dell’asta. Le Neotelevisioni private hanno inventato l‘asta. Col telefono dell’asta il pubblico pare determinare il ritmo della spettacolo stesso. Di fatto, le telefonate sono filtrate ed è le­gittimo sospettare che nei momenti morti si usi una telefonata fa­sulla per alzare le offerte. Col telefono dell’asta lo spettatore Ma­rio dicendo “centomila” convince lo spettatore Giuseppe che vale la pena di dire “duecentomila”. Se telefonasse uno spettatore sol­tanto, il prodotto verrebbe venduto a un prezzo motto basso. Non è l’uomo dell’asta che induce gli spettatori a spendere di più, è uno spettatore che induce l’altro, ovvero il telefono. L’uomo dell’asta è innocente.

L'autore 

Umberto Eco nasce ad Alessandria nel 1932. Ordinario di semiotica e presidente della Scuola superiore di scienze umanistiche presso l’università di Bologna, è critico, scrittore, semiologo di fama internazionale, autore di varie raccolte, a cominciare da Diario minimo (1963) e opere saggistiche, fra cui Semiotica e filosofia del linguaggio (1984) e Kant e l’ornitorinco (1997). Nel 1980 esordisce nella narrativa con il best-seller Il nome della rosa, a cui fanno seguito Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004).

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