Da Diego De Silva, Non avevo capito niente, Torino, Einaudi, 2007

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 Cellulari spenti?
 
Mentre sta per iniziare l’importante udienza in tribunale che lo vede impegnato come avvocato difensore di un pericoloso camorrista, l’avvocato Vincenzo Malinconico, protagonista del romanzo Non avevo capito niente di Diego De Silva, riceve una chiamata al cellulare. Sul display compare il nome di una donna che ha la priorità assoluta nei suoi pensieri. Si impone una scelta che lo sottopone a uno stress emotivo, implicando la possibilità di una poco opportuna rottura  di convenzioni e regole di galateo.
 

Nel darmi una tastatina al nodo della cravatta ho l'impressione di accusare una lieve accelerazione cardiaca, che in effetti accuso, ma quasi la confondo con la vibrazione del cellulare che mi si agita nel taschino della giacca. Credevo di averlo spento.
Estraggo, guardo il display che smania per la telefonata in arrivo e m'impallo.
Alessandra Persiano.
Sono così spiazzato dall'evidenza che abbia scelto il momento peggiore per chiamarmi che leggo e rileggo il suo nome quasi non riuscissi a ricordarmi chi è.
Le guardie introducono il Borsone nell'ufficio. Intravedo il Gip alla scrivania, anzi la Gip alla scrivania, visto che è una donna, mentre sfoglia il fascicolo.
Il segretario mi fissa incredulo, tanto deve scandalizzarlo l'eventualità che io risponda al telefono in un momento del genere.
Allora lo scandalizzo.
-Pronto.
Il mio tono di voce è assolutamente ambiguo.
Alessandra Persiano si prende una bella pausa prima di rispondere.
- Come Pronto, nemmeno sulla memoria del cellulare mi tieni più?
Ho una caldana.
- Ale, scusa, non posso parlare, - dico abbassando la voce, mentre quel Carpinelli, come si chiama lui, continua a squadrarmi con una riprovazione che mi urta i nervi.
Altra pausa, più greve della prima.
- No, scusa tu, non fa niente.
- No, come non fa niente, - dico, angosciato, -asp...
Ma sto parlando da solo. Ha già chiuso.
Esamino l'oggetto estraneo che si trova sul palmo della mia mano. È composto da due elementi: una piccola tastiera alfanumerica e uno schermo retroilluminato al centro del quale campeggia il nome di un'azienda italiana che devo aver sentito da qualche parte, e tutt'intorno degli sgorbi grafici che ricordano, nell'ordine, un megafono, una ricetrasmittente, una lente d'ingrandimento e un block notes. In basso, la data e l'ora di oggi. Mi domando a cosa serve, questo curioso aggeggio.
Porca di quella merda.
Interpretazioni possibili dell'interruzione repentina della comunicazione da parte di Alessandra Persiano:
a) ha pensato che fossi in una situazione di difficoltà professionale e ha attaccato subito per togliermi dall'impiccio, da persona discreta qual è;
b) ha pensato che volessi fare il sostenuto, visto che non aveva risposto alle mie ripetute chiamate (cosa peraltro vera), e ha subito espresso la sua opinione al riguardo;
c) ha pensato che fossi con un'altra donna (perché quando una donna viene a letto con te è automaticamente portata a pensare che tutte le altre avrebbero intenzione di farlo, e valla a convincere che magari fosse vero);
d) non ha pensato niente di tutto questo, ma il solo fatto che le abbia detto che non potevo parlare l'ha offesa a morte e d'ora in poi non vorrà più vedermi.
Inutile dire qual è l'interpretazione che trovo più plausibile, al momento.

L'autore 

Diego De Silva è nato a Napoli nel 1961. Giornalista e scrittore, pubblica nel 2001, presso Einaudi, il romanzo Certi bambini, tradotto in sette paesi, da cui è tratto l’omonimo film diretto dai fratelli Frazzi (2004). Tra i suoi romanzi successivi Voglio guardare (2002), Da un’altra carne (2004) e Non avevo capito niente (2007).

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