Da Carlo Lucarelli, Almost Blue, Torino, Einaudi, 1997

StampaEmail

 Le chat line
 
Simone, un ragazzo cieco dalla nascita, è uno dei personaggi del thriller Almost Blue, di Carlo Lucarelli. Ha appena scoperto che, attraverso l’uso sapiente delle sue apparecchiature informatiche riesce a trasformare in messaggi scritti i messaggi verbali che la gente di notte si scambia sulle chat line. L’intrusione del pirata informatico si rivelerà fondamentale nella caccia al serial killer che si aggira per Bologna.

A volte mia madre sale in camera per sentire cosa faccio.

Il rumore delle sue ciabatte di stoffa che strisciano sui gradini è un sospiro morbido, senza contorni. Lo sento subito, sento lo scricchiolio del legno, lo schiocco sottile della fede che porta al dito, metallo contro metallo, quando si aggrappa alla guida d'ottone del corrimano. Il respiro largo e corto che fa quando si ferma a metà strada per riprendere fiato, perché la scala che porta alla mansarda in cui sto sempre è ripida e stretta.

Quando la sento, se faccio in tempo, mi stendo sul divano e fingo di dormire. Aspetto, immobile, finché non sento la maniglia che si abbassa con un cigolio raschiante, come se qualcuno si schiarisse la voce, poi il fruscio delle ciabatte che si blocca sulla soglia e mia madre che dice "ssssst", a se stessa. E allora di nuovo il cigolio della maniglia, il sospiro delle ciabatte che si allontanano, lo scricchiolio del legno, lo schiocco della fede, il respiro a metà strada e via, finché non sento più niente. Le prime volte, quando mi stendevo sul divano senza tirarmi addosso almeno un angolo del plaid che adesso ci tengo sopra, lei si avvicinava per coprirmi e qualche volta si accorgeva che ero sveglio. Allora diceva: - Che fai, dormi?

E cominciava a parlare.

Se invece resto sulla sedia, se mi abbandono contro lo schienale e appoggio la testa sul bordo o anche mi stendo in avanti sul tavolo, con la fronte sulle braccia chiuse a ciambella, non funziona. Perché lei entra, mi tocca su una spalla e dice: - Vai a letto se hai sonno.

Poi comincia a parlare.

Ma se ho lo scanner acceso e magari anche la musica, non c'è proprio niente da fare. Perché li sente anche lei e lo sa che non dormo. L'unica è allungare la mano in fretta alla mascherina dello scanner e girare la manopola della frequenza. Mi sintonizzo sulle chat. Sulle conversazioni in collegamento tra computer, via Internet.

E' una cosa che ho scoperto da poco. I segnali che il modem di un computer manda a un altro passano attraverso le linee telefoniche con un trillo a singhiozzo, distorto dalle scariche elettriche, e si possono intercettare. Li ho sentiti tante volte scandagliando l'etere con lo scanner. Una scarica di fischi modulati, come uno storno di uccellini che trillano gialli in una folata di vento azzurro frizzante. Li ho sentiti tante volte ma solo da poco mi è venuto in mente di collegare il segnale al programma audio del mio computer. Così i fischi sono diventati parole e sono usciti dagli altoparlanti che ho sul tavolo con la voce bassa e piatta della sintensi vocale. Quando sono dati che si interferiscono da terminale a terminale sono incomprensibili, ma quando sono i messaggi che la gente si scambia sulle chat line allora sono frasi. Frasi scritte sullo schermo, con la tastiera, che diventano voci. Voci della città. Loro si leggono. Io li ascolto.

 

Nel darmi una tastatina al nodo della cravatta ho l'impressione di accusare una lieve accelerazione cardiaca, che in effetti accuso, ma quasi la confondo con la vibrazione del cellulare che mi si agita nel taschino della giacca. Credevo di averlo spento.
 Estraggo, guardo il display che smania per la telefonata in arrivo e m'impallo. Alessandra Persiano.
 Sono cosí spiazzato dall'evidenza che abbia scelto il momento peggiore per chiamarmi che leggo e rileggo il suo nome quasi non riuscissi a ricordarmi chi è.
 Le guardie introducono il Borsone nell'ufficio. Intravedo il Gip alla scrivania, anzi la Gip alla scrivania, visto che è una donna, mentre sfoglia il fascicolo.

-Il segretario mi fissa incredulo, tanto deve scandalizzarlo l'eventualità che io risponda al telefono in un momento del genere.
 Allora lo scandalizzo.

-Pronto.
 Il mio tono di voce è assolutamente ambiguo. Alessandra Persiano si prende una bella pausa prima di rispondere.

-Come Pronto, nemmeno sulla memoria del cellulare mi tieni più?
 Ho una caldana.

-Ale, scusa, non posso parlare, - dico abbassando la voce, mentre quel C arpinelli, come si chiama lui, continua a squadrarmi con una riprovazione che mi urta i nervi.
 Altra pausa, più greve della prima.

-No, scusa tu, non fa niente.

-No, come non fa niente, - dico, angosciato, - asp... Ma sto parlando da solo. Ha già chiuso.
 Esamino l'oggetto estraneo che si trova sul palmo della mia mano. E composto da due elementi: una piccola tastiera alfanumerica e uno schermo retroilluminato al centro del quale campeggia il nome di un'azienda italiana che devo aver sentito da qualche parte, e tutt'intorno degli sgorbi grafici che ricordano, nell'ordine, un megafono, una ricetrasmittente, una lente d'ingrandimento e un block notes. In basso, la data e l'ora di oggi. Mi domando a cosa serve, questo curioso aggeggio.
 Porca di quella merda.
 Interpretazioni possibili dell'interruzione repentina della comunicazione da parte di Alessandra Persiano:

a) ha pensato che fossi in una situazione di difficoltà professionale e ha attaccato subito per togliermi dall'impiccio, da persona discreta qual è;

b)ha pensato che volessi fare il sostenuto, visto che non aveva risposto alle mie ripetute chiamate (cosa peraltro vera), e ha subito espresso la sua opinione al riguardo;

c)ha pensato che fossi con un'altra donna (perché quando una donna viene a letto con te è automaticamente portata a pensare che tutte le altre avrebbero intenzione di farlo, e valla a convincere che magari fosse vero);

d) non ha pensato niente di tutto questo, tua il solo fatto che le abbia detto che non potevo parlare l'ha offesa a morte e d'ora in poi non vorrà più vedermi.
 Inutile dire qual è l'interpretazione che trovo più plausibile, al momento.
 Intanto, il Borsone s'è seduto dall'altra parte della scrivania della Gip, le guardie sono tornate fuori e Carapelli o Carpinelli, come cazzo si chiama, è ancora lì che mi squadra manco mi stessi aggiustando la patta o che so io.

-Scusi, ma c'è lei per Fantasia? - si decide, finalmente.

- Hm-hm - faccio, stravolto dalle circostanze. Ho ancora il cellulare in mano.
E quello dice la cosa più sbagliata che poteva dire. - Se vuol venire. E magari spegnere il telefono. Rimetto il telefonino in tasca. Faccio un passo verso di
lui, mi fermo a tanto cosi dalla faccia.

-Che hai detto ? - domando a bruciapelo, con il sangue che mi ronza nelle orecchie.
 Impallidisce, la merda.
- Solo.., se... poteva spegnere il... telefono, - balbetta. Lo sapete, ne ho fin qua del galateo dei frustrati. Devo aver sviluppato un'allergia.
 - Levati dai coglioni, - ordino fra i denti. Lo scosto con un gesto sprezzante, quindi entro.
 La Gip percepisce la maretta, solleva la testa dalle carte e inquadra prima me e subito dopo il segretario, che se ne sta alle mie spalle, ancora intronato dal corpo a corpo. Anche il Borsone si volta, allarmato.
 -Buongiorno, - dico.
 -Che sta succedendo, avvocato... ? - chiede la Gip, sospettosa.
 -Malinconico, - completo la domanda, soddisfatto che mi abbia riconosciuto nel ruolo; poi, senza minimamente soppesare le parole, vengo al punto.
 -Che questo cretino, - indico il cretino con un cenno della testa, - si è permesso di dirmi di spegnere il cellulare.
 Il segretario avvampa, ma non apre bocca. Il Borsone mi lancia un'occhiata tra la stima e la preoccupazione per come potrebbero mettersi le cose per lui, a questo punto. Io me ne sto lì, al centro della stanza, orgogliosissimo e per niente pentito.
 La Gip si toglie gli occhiali da lettura e mi guarda da sotto in su. Ha un viso lungo, vagamente mascolino, gli zigomi forti, il naso un po' irregolare. Somiglia talmente a Anjelica Huston che devo trattenermi dal dirglielo.
 -Che cosa ? - finge di non capire. Scommetto 30 euro che la mia entrata le è piaciuta.
 -Ho detto cretino, dottoressa.
 Se era un sorriso quello che sembrava stesse per partirle, è stata bravissima a nasconderlo,
 -Moderi i termini, avvocato.
 -Le chiedo scusa, giudice. Sono mortificato di dovermi presentare a lei per la prima volta in una versione cosi, diciamo, informale.
 Ci pensa su.
 -Non si tengono accesi i telefoni in udienza, avvocato.
 Ha perfettamente ragione, dottoressa. Infatti non eravamo ancora in udienza. Il cellulare mi è squillato fuori, prima che mettessi piede nel suo ufficio.
 Mi guarda. Guarda il cretino. Inspira. Espira. Tutto col naso.

-Si sieda, avvocato. Cominciamo.

L'autore 

Carlo Lucarelli nasce a Parma nel 1960. E’ scrittore, conduttore televisivo, sceneggiatore e giornalista. Il suo esordio letterario avviene con Carta bianca (1990), un giallo ambientato in epoca fascista, primo di una lunga serie di noir a sfondo poliziesco, genere per il quale è conosciuto anche all'estero. Tra i suoi thriller più noti Almost Blue (1997), da cui è stato tratto anche un film, e Laura di Rimini (2001). Nel 2008 pubblica il romanzo storico L’ottava vibrazione. Dal 1998 è conduttore della trasmissione Rai Blu notte. I misteri d’Italia.

Commenti+ lascia un commento

Invia nuovo commento

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.
  • Use to create page breaks.

Ulteriori informazioni sulle opzioni di formattazione

© 2012 Telecom Italia | Partita IVA: 00488410010