Da Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Ancona, Transeuropa, 1994

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 L’ascoltava respirare
 
Alex, diciassettenne studente liceale di Bologna, protagonista del romanzo di Enrico Brizzi Jack Frusciante è uscito dal gruppo, ha un unico, grande, irrisolto e tormentato, amore, Adelaide (Aidi, per gli amici). In un pomeriggio “verniciato di mal di testa” irrompe la tanto attesa chiamata della ragazza e la storia sentimentale ricomincia: la  manifestazione delle più intime  emozioni si affida liberamente a un’interminabile telefonata.

 Okay. Cinebrivido. Un bel momento era arrivato un pomeriggio molto più grigio e verniciato di mal di testa degli altri. Uno di quei pomeriggi passati a studiare dieci minuti, a ogni nuovo paragrafo alzarsi per farsi una pera di Videomusic, aspettare l’inizio del prossimo clip, se è bruttto me ne vado e se invece no lo guardo...
Alla fine, Alex era rimasto davanti al tv per ore, ché di chiudersi in camera col Panteista Spinoza e lo Scettico Hume tutti sottolineati dal precedente proprietario di Fi­losofi e filosofie nella Storia, Egli, roccioso e a pezzi com’era, non ne voleva mezza.
Poi, il telefono. E non era il Cancelliere che chiamava da Roma per sapere se tutto procedeva bene e la famiglia si manteneva operosa e in salute.
Bensì era Aidi.
L’aspettava da un pezzo, quella telefonata, il vecchio Alex, ma non sapeva cosa dire...
(L’essenziale è invisibile agli occhi, disse la volpe.)
“ Ciao, Alex... Mi è arrivata la tua lettera. Come stai, davvero.”
“Davvero?”
“Si. Come stai.”
“Sto male, Aidi. Come cavolo dovrei stare, se no.”
“…..”
L’ascoltava respirare.
“Volevo... vorrei che ricominciassimo a vederci, ecco.”
Okay. Lui, adesso, era contento. Ma sarebbe servito?
Okay, andava bene. Bisognava provare. Bisognava provare e basta, perché il solo vederla gli dava gioia, e sfiorarla, e guardarla sottovoce negli occhi.
“Alex?”
“Mi hai fatto male, Aidi.” Uh. “Un sacco di male. E mi sei mancata...” Uh. “Credevo fosse tutto finito, ma sapevo che non era possibile. Perché tu”, perdonàtelo perdonàtelo perdonàtelo, “sei diversa da tutte le altre ra­gazze che ho conosciuto... Quando c’incontravamo in cor­ridoio, a scuola, io lo sapevo che recitavi; quando passavi oltre senza fermarti a parlare, io lo sapevo, e lo sapevi benissimo anche tu. Perché fai cosi.”
“Mi dispiace, e giuro che non lo dico per dire, giuro che lo sento al cento per cento. Mi sono accorta di essere stata molto stronza, ecco... ma non l’ho fatto per farti star male, mi credi?”
“…”
 Alex, mi credi?”
“Cosa devo dire? Che tu non l’hai fatto apposta per farmi star male ci credo, se me lo dici, però vorrei capire che senso ha, o ha avuto, tutta questa storia. Non rispon­dermi, quella sera, non farti più sentire, non considerarmi in nessun modo...”
“E che avevo paura, ti giuro... Tutto questo l’ho fatto solo per noi due. Alex... io non me la sento di stare con te...”
“Guarda che questo l’avevo capito anche un minuto dopo che te l’avevo chiesto.” Uh.
“Ma non fraintendermi, ti prego. Non me la sento di stare con nessuno, non me la sento di legarmi troppo a una persona e formare una specie di mondo chiuso in cui non può entrare nessun altro...”
“Va be’, Aidi.”
“Ma quello che ti voglio dire, ascoltami per favore, è che voglio vederti, voglio frequentarti, voglio uscire con te. Mi sono accorta che è strano, con te... Io non me la sento di metterci insieme, ma per certi versi siamo ben oltre lo stare insieme. Ti sento dentro, Alex, ti capisco, e mi piace...”
Splendido. Datemi solo delle revolverate un po’ al­l’impazzata, qui. Grazie. Tipo My Way di Vicious. Fate fuoco quando volete.
“... Aidi, ti giuro che sono stato veramente... diciamo a pezzi. Ero strasicuro di essere sprofondato in mezzo a tutte quelle cose tremende tipo lui è appena stato scaricato da una ragazza non ha voglia di studiare la scuola non gli dà nessuna soddisfazione e intorno ha tanti amici ma quel­li sinceri, gli amici con cui si può confidare, sono rarissimi. Non ha mete, nella vita. Essere felice, forse, ma è lontanis­simo anche solo dall’idea di poterlo essere. E intorno tutto va come è sempre andato, e forse andrà sempre cosi. Tutto è prevedibilissimo, l’ho già vissuto in cento film tutti ugua­li e mi sento il personaggio di un libro che non mi piace e odio l’autore che mi fa fare queste cose che detesto e non mi fanno minimamente sentire felice e...”
Okay. Noi crediamo che lei dovrebbe fermarlo, prima che sia troppo tardi. Comunque, perdonàtelo. Anzi, non state più a sentire neanche me. Aprite il fuoco e basta.
“… Alex, ma è proprio questo che volevo dirti. Io credo che noi due, in qualche modo, non so, ma potrem­mo uscire dal libro. Mi sento in colpa per tutto quel che è successo in questi giorni, e avrei voluto dirtelo subito, ma avevo troppa paura che tu non avresti più voluto sa­perne di me, di noi...”
“E invece no, kazzo. Anche se non stiamo insieme, non è grave. Ciò che dobbiamo fare adesso è trovare tutti e due un posto fuori dal libro.”
Su Urano, tipo.
“Ti andrebbe di vederci, sabato sera? Possiamo par­lare, o fare quello che ci va.”
Gli andava, gli andava.
“Aidi, a me va di parlare. E anche di stare seduti sul davanzale di camera tua, darci la mano e guardare il cielo.”
Hai voglia.
“Va bene, davvero. Sono contenta, Alex. Ti giuro che non lo dico per dire.”
Chiaro.
“Anch’io sono contento, Aidi, stanchissimo e conten­tissimo. E vorrei che domani fosse sabato, e invece è un pallosissimo giovedì di scuola.”
Una grinta immensa.
“Come dice la volpe al piccolo principe, quando mancherà un’ora al nostro appuntamento io comincerò a essere felice, e sempre più impaziente...”
“Anch’io spero che arrivi in fretta sabato.”
E poi erano stati zitti con il ricevitore in mano, per almeno mezzo minuto, ad ascoltarsi respirare e sorridere.
“Aidi?”
“Si?”
“Domani, a scuola, quando ci vedremo, per favore, corrimi incontro. L’ho sperato tutti questi giorni e non è mai successo...”
Okay. Fuoco!
 “Va bene, Alex.”
“Promesso?”
“ Promesso. Certo.”
“Sono felice, Aidi. Adesso vado a dormire, e sarà stato come un sogno.”
“Un bel sogno?”
 Ma è chiaro.
... Bellissimo. Ciao, Aidi.”
“Ehi, Alex.”
“Si.”
 “Ti voglio bene.”
 Uh.

L'autore 

Enrico Brizzi nasce a Nizza nel 1974 e vive a Bologna. A soli vent’anni pubblica il suo primo romanzo, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un cult della letteratura giovanile, divenuto anche un film nel 1996. Altre sue opere di narrativa sono Bastogne (1996), Tre ragazzi immaginari (1998), Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile (1999). Le più recenti, come Il pellegrino dalle braccia di inchiostro (2007), nascono dalle sua esperienze di appassionato di trekking.

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