1925-1963

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A partire dal luglio 1925 ebbe inizio una nuova fase per il servizio telefonico italiano, gestito attraverso un sistema "misto" a cui partecipavano imprese private e un'azienda pubblica.
Il telefono, che non era ancora nelle case della maggior parte degli italiani, era presente nei sogni e nelle immaginazioni di tanti che aspiravano a un maggior benessere e alle promesse di una modernità conosciuta spesso attraverso le pellicole cinematografiche.
Negli anni della dittatura, i nuovi mezzi di comunicazione di massa, primo fra tutti la radio, contribuirono a creare un clima di entusiasmo nei confronti delle imprese belliche. La guerra portò invece morte e rovina. A mettere in salvo centrali e apparati furono spesso proprio i lavoratori telefonici. Per i partigiani la regola era, in caso di sabotaggio, che l'azione dovesse tradursi nel massimo di danno per il nemico ma nel minimo per le infrastrutture.
Nel secondo dopoguerra, superati i gravi problemi della ricostruzione, la diffusione delle linee telefoniche diventò, a partire dagli anni Cinquanta, uno dei fattori di modernizzazione di un paese avviato al definitivo decollo industriale. E' in questi anni che l'Italia cambiò pelle diventando un paese moderno: l'infrastruttura delle telecomunicazioni consentì e accompagnò quello sviluppo che implicò nuovi ritmi di vita, mobilità, nuove relazioni sociali e familiari. Il telefono diventò quindi una presenza irrinunciabile nelle case degli italiani.

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