Il primo PR: Andrea Viglongo

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A partire dal 1° settembre del 1925, Andrea Viglongo ricoprì la carica di direttore de «I telefoni d'Italia», nonché di capo ufficio stampa della Stipel. A volerlo in quella posizione era stato lo stesso Gian Giacomo Ponti, il massimo dirigente della Sip elettrica oltre che della Stipel. Viglongo aveva allora venticinque anni e molta esperienza alle spalle nel campo del giornalismo e della militanza politica.Figlio di contadini, a quindici anni si era iscritto alla federazione giovanile del Partito socialista italiano dove aveva conosciuto Antonio Gramsci, di cui divenne amico, collaboratore e discepolo. Fu Viglongo a presentare Piero Gobetti a Gramsci. 
Nel 1923 fu processato, insieme agli altri redattori di «Ordine nuovo», per pubblicazione illecita. Risale a quell'anno la sua assunzione alla Sip di Gian Giacomo Ponti, dove rimase fino al 1929. Nell'espletare l'incarico di direttore de «I telefoni d'Italia», una pionieristica pubblicazione, gli fu utile l'esperienza professionale e politica pregressa. La conoscenza del mondo giornalistico gli consentì, infatti, buoni e cordiali rapporti con giornalisti e scrittori che invitò a collaborare con la rivista, il nuovo mensile destinato agli abbonati effettivi e potenziali del telefono. Viglongo, proprio per la sua formazione politica, non era estraneo alle implicazioni presenti nel concetto di "servizio pubblico", caro agli americani, e la frequentazione di Antonio Gramsci l'aveva reso attento ai temi della modernizzazione del Paese e del modello fordistico industriale. Fra le sue carte, conservate presso l'Archivio storico Telecom Italia, abbonda la documentazione di materiale di propaganda, pubblicità e opuscoli, prodotti da società telefoniche in Europa e in America. Significativa è anche la documentazione relativa a contenziosi. Tra questi spicca la disputa per il diritto esclusivo alla pubblicazione degli elenchi telefonici, strumento essenziale per il buon funzionamento del servizio, ma anche occasione non trascurabile per introiti pubblicitari.
 
Fondo Andrea Viglongo

Documenti

  • La pubblicità nelle guide telefoniche

    Le carte del fondo Viglongo documentano l’attività redazionale svolta per la rivista «I telefoni d'Italia». Tra queste, una parte consistente riguarda la traduzione in italiano di centinaia di articoli relativi all’industria telefonica internazionale (legislazione, iniziative, programmi, bilanci, nuovi prodotti e servizi, dialogo con il pubblico, forme di propaganda e di pubblicità), pubblicati su quotidiani e periodici esteri. In questo articolo, le inserzioni pubblicitarie negli elenchi telefonici come fonte di introiti per le compagnie telefoniche degli Stati Uniti, traduzione italiana di un articolo apparso sulla rivista americana «Telephone Engineer», ottobre 1926 (Fondo Andrea Viglongo).

  • Diminuzione dei reclami, aumento degli abbonati

    Questa tabella è estratta dalla prima pubblicazione della Stipel pensata come un vero e proprio strumento di propaganda per curare l’immagine aziendale verso l’esterno e le relazioni con il pubblico. Nell’ottica di conquistarne la fiducia e quindi di incrementare gli utenti, i dati, relativi all’andamento dei reclami degli abbonati nel triennio, hanno lo scopo di dimostrare al pubblico l’efficienza del servizio telefonico gestito dalla neonata concessionaria. Tratto dal volume Vivere nel domani. La Stipel nel suo primo triennio. Luglio 1925-giugno 1928, Stipel, Torino, 1929 (Fondo Andrea Viglongo).

  • Il contenzioso Stipel per la pubblicazione dell’elenco telefonico ufficiale

    Tra le carte del fondo Viglongo è documentato, nel 1926, un aspro contenzioso che vide contrapposta la Fidat, la Federazione degli abbonati al telefono, fondata a Milano nel 1921 e promotrice di  una nuova cooperativa, la Cut, che avrebbe voluto  pubblicare l'elenco telefonico ufficiale italiano, alla Stipel, la prima delle nuove cinque concessionarie, che aveva affidato alla Seat la pubblicazione degli elenchi. La battaglia giudiziaria  si concluse nel 1927, dopo l'emissione di un decreto legge che assegnava l'esclusiva di quelle edizioni alle sole concessionarie telefoniche, con l'arresto dei dirigenti della cooperativa, a cui poco era servita la modifica del nome in Cooperativa Fascista Utenti telefono e il sequestro di oltre settemila elenchi.

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